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Una volta un mio carissimo amico mi disse che la fotografia ha un grande pregio e un grande difetto: il pregio è di essere di grande diffusione e comprensibile da tutti, il difetto è di essere di grande diffusione e comprensibile da tutti.

Beh, come dargli torto? Si perché nella semplicità della comprensione di un’immagine risiede la sua stessa ambiguità. E’ una proprietà dell’immagine sia la sua spiegazione (quella dell’autore che ha effettuato lo scatto) che le sue ambiguità (i significati cioè che i lettori danno all’immagine in quel momento). Intenzione dell’autore e interpretazione del lettore possono non coincidere, e di fatto non coincidono quasi mai, ma quanto più ci si addentra alla lettura di quella fotografia, tanto più si riescono a spiegare le intenzioni. Ecco allora che letteratura, storia, egole, tecnica, strumenti e molte altre discipline aiutano la comprensione del significato di una immagine.

Se io dico: “oggi il mare sembra come calmo”, ho a disposizione tre oggetti significanti: l’oggetto mare, la sua proprietà globale di apparire calmo e la sua proprietà temporale di esserlo oggi. La frase “oggi il mare sembra come calmo” pone l’accento sul fatto che il mare non è proprio calmo, forse appare calmo ma in effetti non lo è.

Se invece dico: “come sembra calmo oggi il mare” voglio enfatizzare lo stato di “calmezza” del mare. Ma posso anche dire: “come sembra calmo il mare oggi”; in questo caso l’accento si sposta sul fatto che a differenza degli altri giorni, oggi il mare è ancora più calmo del solito. Posso però altresì dire: “il mare sembra calmo come oggi” e stavolta l’enfasi va sulla giornata, significando che il mare appare calmo come la giornata che a sua volta è calma come lui.

Come si può notare, semplicemente spostando le parole il significato della frase cambia totalmente, al punto che lo stato di “calmezza” del mare in alcuni casi sia del tutto marginale. L’autore della frase è facilitato dal posizionare le parole per spostare il significato su alcuni aspetti piuttosto che in altri. Ma come si ottiene un effetto simile con la fotografia? Come posso fotografare il medesimo soggetto facendogli assumere differenti significati?

La mia esperienza mi ha portato a concludere che si può agire su molti fronti. A volte si può ricomporre l’immagine in un nuovo modo, includendo o escludendo alcuni oggetti; altre volte si può agire sulla tecnica, aprendo e chiudendo il diaframma oppure allungando o abbreviando i tempi di esposizione, oppure sovraesponendo o sottoesponendo intenzionalmente; ma si può anche agire sul punto di ripresa, abbassandolo o alzandolo, avvicinandosi o allontanandosi, oppure cambiando focale; si può ancora mutare l’effetto aspettando il momento opportuno o aspettando la luce migliore.

L’importante è che ci si fermi a riflettere su tutte le possibilità che la scena ci offre per significare ciò che vogliamo dire e non limitarsi a effettuare lo scatto solo perché abbiamo visto una scena che ci piace. La scena iniziale infatti è come un diamante grezzo: di valore sicuramente, ma nulla in confronto alla possibile lavorazione che di quel diamante possiamo fare per renderlo “di valore”.

C’è da dire infine che il valore cresce anche in funzione di chi, quando e dove si indosserà quel diamante.

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