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21Prendo spunto da un post su facebook di un mio carissimo amico per dire qualcosa a proposito dei titoli delle fotografie. Il post in questione recita testualmente: “Avete mai notato che una foto senza il titolo stimola di piú l’interesse di chi la guarda e l’occhio indugia nell’osservare? Ovviamente a condizione che lo scatto abbia qualcosa da dire”.

Ecco. Il titolo deve spiegare una fotografia? Deve accompagnarla nel corridoio dei significati per accomodarla nella stanza del senso giusto? Deve dire qualcosa di più del suo autore e del motivo per cui l’ha scattata? O deve semplicemente offrire uno dei significati possibili lasciando al lettore la possibilità e la voglia di fare il resto?

Le possibilità in effetti sono molteplici. Possiamo mettere o non mettere il titolo. Possiamo mettere un titolo significativo per noi o possibile per chi la guarderà. Possiamo mettere un titolo privo di qualsiasi significato o addirittura fuorviante. Possiamo scegliere di citare un autore letterario o un cantante o poeta nella speranza di levare il tiro anche alla nostra immagine. Possiamo addirittura scrivere “Senza Titolo”, offrendo la possibilità di pensiero nei lettori di ritenere che non avevamo idee, che non volevamo darne o che devono cercarle da soli. Può darsi anche che un titolo sbagliato per noi sia giusto per il lettore o che un titolo fuorviante renda l’immagine ancora più intrigante.

Ansel Adams diceva: “se la devi spiegare vuol dire che non è venuta bene”. Ci sono però delle sostanziali differenze tra la fotografia e il suo titolo. La fotografia è sintetica, il titolo è analitico. La fotografia è simultanea, il titolo è narrativo. La fotografia è immediata, il titolo si declina nel tempo. La fotografia senza titolo dunque collassa e implode, facendo indugiare l’osservatore il tempo necessario per comprenderne il titolo e spiegare l’immagine. Se poi il lettore comprende un altro titolo allora bisogna solo complimentarsi con l’autore per aver suggerito, con un solo scatto, almeno due significati.

Spesso si mette accanto all’immagine una citazione colta di un autore famoso, nella speranza che quel testo faccia ergere la nostra immagine per similitudine alla stessa altezza del suo titolo. Per qualcuno il titolo entra nel corpo dell’immagine al pari di essa, come un tutt’uno inscindibile e come dice Papa Francesco: “Chi siamo noi per giudicare?”

Immaginiamo di avere tanti libri su uno scaffale, tutti senza titolo. Come potremmo riconoscerli? La copertina gialla o nera, morbida o rigida, il dorso spesso o sottile, la misura grande o piccola del libro, il posto in cui viene riposto. Elementi per ridurre le ambiguità ce ne sono, ma senza titolo un libro, narrativo com’è, non potrebbe esistere.

E allora, non potremmo mettere una piccola immagine, una miniatura come titolo delle nostre fotografie? Ma poi bisognerebbe titolare la miniatura, ricorsivamente…